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Volevano far saltare il Ponte di Rialto a Venezia. Sgominata cellula jihadista

L'operazione è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia. "È una notizia che dà fiducia e fa in modo che i cittadini non si sentano soli; percepiamo la città più sicura, tanto per chi vive in essa quanto per chi vi lavora e i turisti che, ogni giorno, l'affollano", e questo quanto dichiarato da Francesco Moraglia nella giornata di ieri, intervistato subito dopo la diffusione della notizia dell'arresto dei tre kosovari. 12 secondi dal momento in cui le forze speciali sono entrate negli alloggi, in centro storico a Venezia, tra cui uno zona Fenice, tra sestiere san marco e castello, a quando i sospetti sono stati bloccati. Il capo di imputazione fa venire i brividi: "Facevano apologia del martirio e degli attentati contro gli occidentali - si legge nell'ordinanza del gip del Tribunale di Venezia, Alberto Scaramuzza - in particolare quello da ultimo perpretato a Londra il 22 marzo, ipotizzando la commissione di uno anche a Venezia, mediante una bomba da far esplodere a Rialto". Ed è il procuratore Adelchi D'Ippolito a illustrare l'indagine che ha richiesto molti mesi di lavoro e una certosina opera di controlli incrociati. Le frasi intercettate ma soprattutto il rientro di un componente del gruppo dalla Siria, ha fatto scattare il campanello d'allarme. Secondo la magistratura le intercettazioni rivelano che i quattro kosovari, tre arrestati e un minore fermato, erano impegnati "in una vera e propria attività di autoaddestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati da un lato attraverso esercizi fisici e dall'altro esaminando video dei fondamentalisti dell'Isis che spiegavano l'uso del coltello, come si uccide con un coltello".

A Venezia è stata sgominata una cellula jihadista.

Se adesso si apre anche la fase dell'analisi del materiale sequestrato in casa degli arrestati e degli indagati - trovate pistole che non si sa se giocattolo o meno - immediata è scattata la polemica politica con il leader della Lega Matteo Salvini convinto che è "necessario blindare i confini del Paese, sigillarli e controllare chi entra e chi esce perchè domani potrebbe essere troppo tardi", al quale ha risposto il presidente dei deputati del Pd, Ettore Rosato, secondo il quale Salvini non dovrebbe "strumentalizzare alimentando timori e paure sperando in qualche consenso in più". Nelle operazioni sono intervenuti anche i reparti speciali di Polizia e Carabinieri, i Nocs e i Gis.

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