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Maldicenze sulla donna del boss: tre tentati omicidi per punire le offese

Maldicenze sulla donna del boss: tre tentati omicidi per punire le offese

E' partito così un meccanismo perverso che ha portato a tre tentati omicidi, tra cui quello di una donna, quella che aveva messo in giro le voci del tradimento, che al momento dell'agguato aveva in braccio il nipotino in fasce.

Le indagini hanno consentito di accertare le responsabilità degli indagati in relazione al tentato omicidio di TELESE Giueppe e SEPE Amalia, avvenuto in Napoli, quartiere Scampia - Rione Don Guanella, il 17.09.2016, nonché del tentato omicidio di MONTESANO Nunzio, avvenuto in Caivano il 19.09.2016. Nello specifico, il RUSSO ordinò di punire in maniera "esemplare" la donna che aveva fatto circolare tali dicerie, scegliendo quale bersaglio, coerentemente con i dettami tipicamente camorristici, l'unico componente di sesso maschile, non detenuto, della famiglia della predetta donna, ossia il genero TELESE Giuseppe. L'uomo all'inguine e la madre all'addome.

Per ricomporre la frattura generata dall'agguato di Napoli, scattato senza l'autorizzazione del capoclan, si decide l'eliminazione di uno degli uomini del commando, composto da due persone: all'altro viene imposto di fare da esca e di partecipare all'eliminazione del complice. I boss infatti convincono Russo che, per ripristinare la situazione e non avere problemi anche con altri clan, è necessario sacrificare, e quindi uccidere, uno dei due killer. Anche questo progetto però fallisce e l'autore dei tentati omicidi decide di collaborare con la Giustizia.

È quanto emerge da una indagine dei Carabinieri del nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che questa mattina hanno dato esecuzione tra le province di Napoli e Caserta a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Napoli a carico di 3 persone contigue al clan dei "Ciccarelli", operante a Caivano e nei comuni limitrofi, ritenute responsabili dei 3 tentati omicidi aggravati da finalità mafiose e di detenzione e porto illegale di armi da guerra, dopo indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Si tratta di Emilio Russo, Mario Russo e Terenzio Natale Lettucci, rispettivamente di 26, 34 e 38 anni. Le telecamere lo riprendono mentre, pistola in pugno, entra in un bar di Caivano a minacciare clienti e titolare per poi andarsene a bordo di una fiat Panda.

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