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Migranti: botte e stupri Libia, un fermo

Migranti: botte e stupri Libia, un fermo

L'uomo, individuato presso l'hotspot dell'isola siciliana, è sospettato di far parte di un'associazione per delinquere di carattere transnazionale dedita a tratta di persone, violenza sessuale, omicidi aggravati e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

I particolari saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 in Questura. L'uomo è stato portato nel carcere di Agrigento.

Le indagini sull'accaduto sono iniziate lo scorso 27 maggio, quando il 23enne è arrivato a Lampedusa.

Le indagini sono state condotte dalla seconda Divisione del servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dalla Squadra Mobile di Palermo e dalla Squadra Mobile di Agrigento. "Perché a Lampedusa - ha tenuto ad evidenziare sempre il capo della Squadra Mobile di Agrigento - noi ci siamo 365 giorni all'anno e sentendo i migranti che sbarcano riusciamo a conoscere le peripezie che vivono prima di arrivare in Italia". Lui picchiava i migranti. Si divertiva a umiliarci e a farci pesare la sua supremazia. "Ci picchiava così forte da ridurci in fin di vita", racconta uno dei migranti.

Ad emettere il provvedimento di fermo la Dda (Direzione distrettuale antimafia) della Procura di Palermo, a seguito delle dichiarazioni di alcuni migranti secondo cui il fermato colpiva con tubi di gomma e minacciava con armi le vittime affinché non lo denunciassero alla Polizia italiana.

"Spesso mi costringevano a contattare telefonicamente i miei parenti e durante le comunicazioni mi colpivano ripetutamente con dei tubi di gomma", ha riferito un migrante.

Ancora "Mohamed il somalo faceva parte dei torturatori, ovvero di quelli che ti torturavano per costringere i tuoi congiunti a pagare".

La redazione resta a disposizione di chiunque voglia aggiungere informazioni o esercitare il proprio diritto di rettifica e replica, rispetto agli articoli pubblicati.

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