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Crac Cirio, la Cassazione conferma la condanna di Geronzi

Crac Cirio, la Cassazione conferma la condanna di Geronzi

Per il crac della Cirio la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 4 anni di reclusione per il banchiere Cesare Geronzi ed in parallelo ha disposto un nuovo processo per il patron del gruppo agroalimentare, Sergio Cragnotti. L'udienza si è svolta in un'aula piena di avvocati, per via delle centinaia di risparmiatori che avevano investito nei bond Cirio e che sono rimasti coinvolti nella bancarotta. Quanto alla posizione dell'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi, condannato in appello a 4 anni, Iacoviello ha sollecitato la sola conferma di condanna per un capo di imputazione - concernente l'ipotesi distrattiva su Bombril, Cirio International - e l'annullamento senza rinvio in relazione agli altri reati. Sono state rese invece definitive invece le condanne per il figlio di Cragnotti, Andrea, che aveva 2 anni e 4 mesi di reclusione coperti da indulto e confermata l'assoluzione per gli altri due figli del manager, Elisabetta e Massimo.

Se le richieste del Pg dovessero essere accolte, la transazione da circa 240 milioni di euro con la quale Unicredit nel 2014 ha chiuso il contenzioso con l'amministrazione straordinaria di Cirio, autorizzata dal ministero dello Sviluppo economico, per risarcire i creditori - sebbene il crac sia di quasi quattro volte maggiore - sarebbe da considerare "ancora di più un ottimo risultato", ha sottolineato l'avvocato di Cirio Nicola Madia.

Ad avviso del Pg, in generale, "non basta il consenso della banca all'operazione di finanziamento richiesta dall'imprenditore per considerare Geronzi come colui che ha consentito alla distrazione tramite l'autorizzazione all'operazione". La Corte, presieduta da Maurizio Fumo, potrebbe concludere già questa sera l'esame dei ricorsi altrimenti, se avrà bisogno di andare avanti domattina, il verdetto slitterà. Geronzi è difeso da Franco Coppi e da Ennio Amodio, Cragnotti da Massimo Krogh e Luigi Panella.

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